Ricominciare a creare

s.marinella1

Quando ho letto il titolo dell’Intensivo 2016 di Santa Marinella – del fine settimana che è il punto forte e culminante del percorso annuale del movimento Darsi Pace – mi sono subito sentito chiamato in prima persona. Il potere è creazione. No, ma io devo andare, mi sono detto. Mai come in questo caso io devo andare.

s.marinella

L’intensivo, peraltro, è una cosa strana. La full immersion riserva sempre delle sorprese, delle gustose sorprese. E qui metto le mani avanti, come specificato lo scorso anno, vi posso parlare appena del mio intensivo, di niente altro. Perché ne sono convintissimo: da eventi di questo tipo gemmano infiniti universi, uno per ogni partecipante, universi costellati di incontri, dialoghi, situazioni, sguardi, sorrisi, speranze confermate, paure fugate o lavorate. Soprattutto, ognuno viene realmente lavorato in questi intensivi. Non si sta lì per sentire delle conferenze, sia pur interessanti. No, no. Io non vado appena per ascoltare Marco Guzzi, sia pure su un tema a me caro. Vado a prendere parte ad un processo trasformativo comune.

Questo testo che state pazientemente leggendo dunque è in sé un primo dichiarato atto di impotenza, una manifestazione di rinuncia. Di rinuncia a voler raccontare tutto, essendo questo evento una esperienza palesemente irriducibile alla narrazione in parole. Altri potrebbero certo raccontare di un Intensivo connotato da incontri e volti differenti. E’ bizzarro il mondo: apparentemente semplice, ma fatto di continui e complicati intrecci, di continue convergenze di infiniti. Un volto, un cenno di assenso, due occhi che brillano, che ti guardano non per come normalmente ti (s)valuti, ma per come sei dentro, sono un infinito, più di ogni parola. Persone o momenti di persone da guardare, come ho ben imparato nella mia storia spirituale.

Esatto, devo dire che se ripenso a questi giorni, ciò che mi ha colpito di più sono gli incontri. Così apparentemente casuali e così profondamente significativi. No, io non ci credo al caso, ma proprio per nulla: ogni giorno che passa ci credo anzi un po’ di meno. Mentre scrivo ho in mente dei frammenti, scaglie luminose e care: quei dialoghi densi e bellissimi con alcuni formatori di Darsi Pace, quegli scambi di battute con adulti e ragazzi. Adulti con occhi da ragazzo, pieni di vita e dolcezza, e ragazzi con occhi adulti, di inaspettata sapienza. Poi, il mare così calmo e sereno, terso. Quel gatto che cammina placidamente sul terrazzo aperto sul mare, dove facevamo esercizi di Qi Gong, la mattina. La luna ampia e luminosa di sabato sera, quasi un invito ad un lavoro interiore che sia sempre calmo, paziente.

Sei lì, e non devi decidere niente, sei guidato. La cosa che si assorbe veramente sulla pelle, che si respira come la buona aria iodata del mare, è che in questo clima percepisci una positività ultima, che sottende tutto. E’ quella della consapevolezza del fatto che – per dirla con Marco Guzzi – sei lavorabile. Non importa assolutamente da dove parti, da quale costellazione di situazioni interiori ed esteriori: conta solo questo, che sei comunque lavorabile. E questo ti viene piacevolmente rimandato addosso, come un’onda che passa e ripassa paziente fino ad ammorbidire la sabbia, renderla liscia e compatta, finalmente camminabile. Ogni momento diventa creativo, senza che tu debba far nulla, decidere nulla. Capisci appena questo, che ogni cosa prende vita e respiro da quel tuo unico piccolo , dal tuo desiderio di essere presente qui, di esserci.

 

Essere creativi. Eccoci finalmente nel tema dell’Intensivo. La creatività si innesta in un anelito profondissimo. Se creo respiro (anche adesso che scrivo, lo avverto), se non creo soffoco. E questo lo so da tempo, anche se non voglio saperlo (mi sarebbe tanto comodo non creare, vivere in superficie, ma qualcosa di potente ed indomabile in me si ribella a questo progetto). Avverte Marco, che siamo chiamati a qualcosa di grande, di immenso. Se non ci crediamo siamo depressi! Di libri, blog, esortazioni motivazionali, ne ho letti tonnellate. Manca – mancava – un orizzonte chiaro anche in senso spirituale, ovvero totale. Mancava qualcosa che scendesse nel mistero eterno della creazione, ne rivelasse la vera natura ed insieme la più scottante attualità.

Tutto così si riannoda, come accade per ogni cosa vera. Lo stesso movimento Darsi Pace è giunto probabilmente ad una nuova fase creativa, gemmando in sé i vari gruppi di creatività culturale, come ha fatto da un po’ di tempo – ed insieme approdando qui a Santa Marinella ad una approfondita riflessione sull’atto creativo nella sua più intima essenza.

Creatività che viene analizzata e attraversata in maniera ordinata e completa. Nelle sue caratteristiche costitutive, innanzitutto: sempre in equilibrio tra ossequio intelligente alla tradizione e trasgressione delle regole, dove solo la sapiente miscela tra questi ingredienti apparentemente opposti permette di creare davvero (ora che scrivo, mi viene in mente la Sesta Sinfonia di Gustav Mahler, come sommo esempio di rivoluzione ordinata – anche se Marco Guzzi certamente citerebbe in primo luogo Bach). Realizzare dunque il massimo del controllo e il massimo dell’abbandono, nello stesso tempo. E’ un equilibrio fecondo, e mi viene da pensare, che solo l’abbandono consapevole è davvero fertile ed appagante (non è così anche nell’amore?).

E attenzione, la creatività riguarda niente di meno che tutto. Non si pensi solo a grandi opere. Anche fare una torta, preparare una partita di pallone. Ormai dobbiamo aprirci ad una definizione di creatività molto più vasta di quella suggerita dal nostro pensiero più schematico e pigro. Ogni atto può essere creativo. Ogni vero atto deve esserlo.

 

Ed ecco che veniamo condotti anche a percorrere ed affrontare la part destruens, a riconoscere cioè tutte le distorsioni che si oppongono al nostro vivere in senso creativo, al nostro essere artisti nella vita. Distorsioni ed alienazioni che sono tanto fuori quanto dentro di noi. Siccome la creatività è intrinsecamente rivoluzionaria (vorrei dire, è l’unica vera rivoluzione), il potere ne ha paura. Ogni ordine costituito ne ha paura. Così – solo così – si spiegano le grandissime somme di denaro convogliate nel settore dell’intrattenimento delle masse: bisogna pure dare all’uomo qualche surrogato, se non può cambiare la vita ed il mondo. Il nuovo potere infatti non ti incarcera, ti addormenta. E’ mite. Sembra lavorare addirittura al nostro benessere – e a volte lo fa davvero, a patto di essere riconosciuto come unico agente regolatore.

Di converso, il percorso di liberazione implica una ripresa della autenticità personale. L’uscita dall’Io-massa, dall’Io-atomo implica necessariamente – e questo è il passaggio forte, dove questo cammino prende quota, si distacca da tante analisi anche consapevoli ed accorte – una apertura spirituale. Essere creativi ha molto a che vedere con quel baratro di cui inevitabilmente facciamo esperienza, quel senso di impotenza ultima che ci assale, sempre ci assale, in certe circostanze di vita. Ecco dunque che la creatività si connette con l’attitudine di vita, con il lavoro spirituale, con il cammino.

E si tratta di questo, di accogliere l’impotenza, mollare ogni pretesa di soluzione. Creare allora innanzitutto vuol dire dimorare, con pazienza. Anche nel non avere risposte. Perché creare è ultimamente essere disponibili a Chi crea continuamente, a Chi ogni microsecondo ri-crea l’Universo intero. Ed io non posso essere disponibile se prima non opero in me un autentico atto di resa. Se prima non ammetto che io da solo non riesco, non creo nemmeno un momento sano ed integro della mia vita, perché comunque mi stacco dal flusso.

E qui mi succede una cosa curiosa. Che riscopro cose che, per me cresciuto alla scuola del pensiero di Don Luigi Giussani, capisco che mi fossero già state dette. L’angosciosa illusione dell’autonomia, lui la chiamava, questa pretesa di fare da soli. Come pure, il senso che l’universo sia ricreato ogni istante, dal Mistero che fa tutte le cose: in Giussani era davvero potentissimo. Ma la cosa straordinaria, il vero miracolo, è che nelle parole di Marco Guzzi ritrovo e comprendo meglio quello che ascoltavo da Giussani. Un percorso apparentemente diverso dunque mi riallinea e mi centra sul mio antico percorso, quello che ha dato e sta dando senso al vivere. Non è questione di capire quanto Guzzi sia allineato con Giussani (o con chi volete), è tutto un altro discorso, molto più libero, più libero! E’ che capisco che Dio si diverte, Dio è creativo. Fa allegramente piazza pulita di ogni steccato, ogni artificiosa recinzione. Crea dove e come vuole. Ha ragione Marco Guzzi: è solo l’uomo vecchio che divide. L’uomo nuovo crea.

E’ come se lo vedessi. L’Essere mi ha portato qui e mi dice, sorridendo, Marco caro, fidati di me e molla ogni steccato ancora presente nella tua testa. Fidati e lasciati andare, lasciati creare.

Come ci insegna efficacemente l’esercizio di condivisione, svolto nel sabato pomeriggio, possiamo allora avere intuizioni del possibile, ma solo a partire dallo stato placato, integro, senza forzature. Lo stato più quieto lo raggiungiamo soltanto accettando l’impotenza. Pacifica impotenza, aperta all’ascolto. Io rimango in questo stato, dimmi Tu cosa posso fare.

E si arriva al nucleo forte, alla scomessa della fede. Il Mistero risponde alle domande. Quando dico Signore salvami, cosa accade? Se io parlo con fede, non è lo stesso mio dire che opera nella dimensione dello Spirito? Se lo dico con fede, in realtà c’è chi risponde dal profondo di me, Io ti salvo. Certo i  tempi non sono quelli che vogliamo noi. Dobbiamo pero essere convinti di essere esauditi. 

Non ci sono veri pericoli, è tutto molto ben protetto, dice Marco, e qualcosa in me gioisce. Una possibile felicità mi scalcia subito in pancia, come nuova creazione. Comprendo in un attimo che tanta durezza avvertita, è appena frutto del mio stato ancora separato. Dio è una cosa morbida. Ci vuole però una comunità per sostenere il lavoro personale. Dio vuole la mia piena realizzazione, la mia gioia. Egli è solo luce. Credere in questo ci rassicura, ci rende strumenti della creazione. Noi ce lo scordiamo, torniamoci sempre. Siamo sulla terra solo per questo lavoro.

La sfida è alta: dobbiamo riscoprire il ruolo dell’uomo come figlio di Dio, e dunque creatore. E questo possiamo farlo solo se lo crediamo. I miracoli del potere creativo in atto sono innumerevoli, ma non ce ne accorgiamo. Credendo anche nelle difficoltà sperimentiamo il potere della fede. Infallibilmente. Non abbiamo mai trovato un santo deluso. I delusi sono quelli che credono poco. Dunque, lavoro di auto conoscimento, e poi adesione.  Noi continuamente modifichiamo l’universo, interveniamo nella creazione. Cosa siamo chiamati ad essere? Siamo chiamati a qualcosa di grande, di immenso. E quando non ci vogliamo credere, decidiamo di non credere, siamo depressi. L’io umano è plenipotenziato! Ecco che torniamo con piena ragione al versetto iniziale, che colpisce per la forza quasi paradossale della sua promessa, “Niente vi sarà impossibile”(Matteo 17,20). E finalmente mi si schiude davanti, rivelando il suo tesoro.

Il potere creativo dell’uomo è inoltre misteriosamente legato al mistero del perdono, ed è bello ricordarlo nel corso del Giubileo della Misericordia. Solo l’Immacolata crea, è feconda di Dio. Le nostre limitazioni sono i sensi di colpa. È nel campo del perdono la mia libertà. Il perdono è uno “stato dell’essere”. Non sei più costretto dai tuoi capi di accusa a ripetere i vecchi copioni. Inizia la liberta creatrice, il vero potere.

E’ proprio perché sono cattolica che non posso permettermi di essere meno di un’artista, diceva Flannery O’Connor, con una frase che può essere presa come efficace e conciso compendio di questi giorni così intensi.

Va dunque ripensato il mondo, creativamente. Il mondo non è una struttura statica, ma è procreato istante per istante (qui gli agganci con le acquisizione della nuova fisica sarebbero innumerevoli e profonde). La verità è creatività, non è statica, non è ferma, noi pensando procreiamo continuamente la verità. La forma più alta del conoscere è procreare, essere creativi, essere fecondi.  Ognuno ha la sua specifica “postazione” nella vita, dove può e deve intervenire. Possiamo fare tanto per uscire dalla notte, conclude Marco.

Ora la sfida è tornare a casa con questa possibilità di creatività, con questa strada (ri)aperta. Strada da prendere per poi abbandonarla mille volte, ma strada bella dove si può tornare, strada che porta alla realizzazione di sé – che è niente di meno che contribuire alla creazione continua dell’Universo.

E’ bella la strada per chi cammina, cantava Claudio Chieffo. E’ bello tornare verso casa con il cuore colmo e grato, sentirsi come dei piccoli ai quali vengono donate cose belle e grandi. Viene voglia davvero di tornare a creare, di tornare a credere. Di creare credendo. Tornare, perché sempre ci allontaniamo. Ma che importa, allontanarci? Che importa? Questo solo importa: che quando appena ci volgiamo verso il ritorno, c’è Chi già ha visto. E sorride. Sempre.

In questo sorriso celeste, siamo confortati ed accolti,

e così possiamo finalmente sanare l’antica ferita,

finalmente, ricominciare a giocare.

Ricominciare ad amare.

Creando.

(Link per le altre foto di S.Marinella)

Commenti

  1. Giuseppina Nieddu dice:

    Che Gioia, Marco,
    leggere stamane e ri-vivere il “mio intensivo” che specchiandosi, ha vibrato in risonanza con quanto scrivi! Tutta la tua condivisione, in sintesi, afferma con forza esperienziale|:” abbandonati, affidati, lasciati fare, sei guidato, sei lavorabile, chiamato a dire Si, come Maria, per vivere insieme a me tutta la tua vita come Opera d’Arte. E a viverla con esultanza perché non sei solo” …SAL 99 di oggi “Acclamate il Signore, voi tutti della terra,/ servite il Signore nella gioia,/ presentatevi a lui con esultanza.”
    Anche per me, la più grande ricchezza dell’intensivo sono stati gli incontri, nuovi o rinnovati con le persone e poi tutto, proprio tutto, certamente anche la luna piena e il mare calmo, ci hanno invitato “ad un lavoro interiore calmo…per entrare nel campo del perdono” ed uscire senza paura dalla Notte.
    Con piacere condivido i versi nati da momenti di contemplazione di quella

    NOTTE A SANTA MARINELLA

    Piena la luna
    sospesa
    tra terra e cielo.
    Misteriosa scacchiera
    il mare.

    Stelle di lucciole
    vibrano in palpiti argentei.
    Mormora la risacca
    canzone innamorata.
    Nessuna nave all’orizzonte.

    Da Sud a Nord
    viaggio e mi specchio
    scivolo lenta tra terra e cielo
    all’alba tramonto
    svanisco nel mare.

    In trasparente scacchiera
    tra le braccia dell’Aurora
    muoio
    e
    mi inchino.

    Grazie sempre a tutti, a tutti i Marco e.. alla Mater Gratiae di Santa Marinella. KYRIE, AMEN, ALLELUIA
    Giuseppina

  2. Caro Marco, grazie per aver saputo raccontare la tua esperienza dell’intensivo, rinnovando in me l’emozione di incontri così intensi, seppur fugaci.Sì , abbiamo tutti sperimentato di far parte di un processo trasformativo che per me si palesa anche come luogo di guarigione, scioglimento fisico di nodi cui non so dare un nome, ma che avverto come limiti, steccati, appunto, che mi rinchiudono in un’impotenza che diventa sterile rassegnazione se non é accolta con consapevolezza e fiducia.Non sono capace di riassumere in poche righe ciò che é stato per me questo intensivo di santa Marinella 2016, il secondo per me.Ma so che era importante esserci , so che qualcuno mi ci ha portato , mi ha atteso , mi ha parlato, rispondendo a domande che nessuno sembrava voler ascoltare.Grazie a te, a Marco” primo” e a tutti i volti che ho incrociato sullo sfondo quieto di quel mare pacifico e pacificante. Un abbraccio .Monica

  3. Monica, grazie per le tue righe, che condivido pienamente, e sottoscrivo fin nei dettagli quando dici “so che era importante esserci , so che qualcuno mi ci ha portato , mi ha atteso , mi ha parlato, rispondendo a domande che nessuno sembrava voler ascoltare.” Anche per me è il secondo intensivo, anche io ho dovuto riconoscere – fin da venerdì sera, a valle di un intensissimo quanto “casuale” dialogo con una formatrice – che io semplicemente ero stato guidato. Che di mio non dovevo fare niente – non devo fare nulla – se non accettare ogni volta di essere guidato. Questo atto di “rinuncia” (a condurre io), è sempre uno strappo doloroso, ed insieme sempre – quando avviene – una benedizione.

    Un abbraccio,

    Marco

  4. Giuseppina,

    grazie per le tue parole e la tua poesia, che sento proprio impregnata del clima bello e sereno di Santa Marinella. Leggendola risento le emozioni sentita là, e la possibilità di avere un posto dove potere essere ascoltato, confortato. Accolto.

    Un abbraccio,
    Marco

  5. Grazie Marco, se stato bravissimo a descrivere le atmosfere dell’intensivo, perché poi lo Spirito passa o soffia proprio attraverso le fessure dell’anima che sono fatte come stretti meandri, sottili vie del sentire e del fluire…
    Grazie dei commenti che ci siamo scambiati e delle impressioni comunicate, che anche esse partecipano di tutta la ricerca che facciamo,… aperti alla vita. E a presto eh!😊 ciao un abbraccio, Michele

  6. Gabriella dice:

    Percepire l’impotenza…mi capita spesso durante il quotidiano, ma ora so che posso accettarla e accoglierla. E da questo atto profondo di umiltà e di fede rinasce la speranza e con essa la mia forza creativa che credevo spenta.
    Ogni anno Santa Marinella mi insegna qualcosa sempre di nuovo e inedito.
    Grazie a Marco e Paola. Grazie a voi tutti per la compagnia che nello Spirito ci unisce e che va oltre le differenze di ogni genere anche culturali (non saprei mai scrivere come te Marco).
    Ma soprattutto grazie ai giovani, forza esplosiva dei nostri gruppi, e ad uno in particolare le cui lacrime, sgorgate alla fine dell’incontro mentre era seduto accanto a me, mi hanno fatto capire che devo crederci e perseverare. Un abbraccio Gabriella

  7. Michele, Gabriella

    grazie per le vostre parole! Ho cercato solo questo, in effetti, di scrivere in modo sincero, di cercare di fa emergere quello che spontaneamente veniva su dopo l’Intensivo. E’ stata una cosa importante, anzi una cosa della cui importanza lì per lì magari non ti rendi conto completamente, ma che la capisci piano piano, quando si mischia alla vita ordinaria e ti inizia a dare un punto di vista diverso, un po’ più libero… e che ci consente di cercare, di sperimentare, di … giocare. Cioè di creare, tornando sempre a questo punto di libertà.

    Un grande abbraccio,
    Marco

  8. Giuliana dice:

    Eravamo in tanti a santa Marinella, ma il clima di apertura, di leggerezza, di accoglienza che ho respirato resta sempre lo stesso.

    Che meraviglia!

    Il corpo ne resta impregnato e se la quotidianità mi riporta dentro contesti in cui sembra che nulla cambi posso ritornare dentro me stessa, nelle profondità in cui l’impotenza si fa ora compagna di cammino; se la accolgo senza sentirmi schiacciata o annullata riesco ad attraversarla come una soglia, un passaggio verso l’Oltre che posso conoscere lasciando che si faccia in me.

    Allora mi sento davvero a casa e diventa bella la strada che porta dove Qualcuno mi aspetta già.

    Grazie Marco e grazie a tutti i compagni di cammino.
    Giuliana

  9. Paolo Galli dice:

    Che non essere presente a Santa Marinella sarebbe stata una grave perdita era oltremodo evidente. Rimpiangere le occasioni perse impedisce però di aprire gli occhi su quelle nuove che continuamente la vita in sovrabbondanza continua a offrirci. E non sarà il mio atteggiamento. Adesso infatti un vantaggio ce l’ho. Immaginare quello che è stato a partire dalle vostre parole. E posso farlo libero dal circolo vizioso di accogliere le vostre esperienze confrontandole e avendo come termine di paragone una mia personale. Questo in genere costituisce per me un filtro che sceglie in automatico alcuni aspetti e ne scarta altri (il problema è che l’avanzamento spesso sta proprio in questi altri). Quindi posso leggervi “più in pienezza” e ricreare oggi pezzo per pezzo attraverso le vostre singole esperienze quel mondo che si è manifestato allora e che soprattutto continua a farlo oggi in voi. Cogliere più appieno lo scorrere della vita in tutti i suoi rigagnoli attraverso ognuno di voi, senza pensare che questi debbano necessariamente sempre confluire nel fiume della mia vita personale, ma invece piuttosto (e così com’è in realtà) semplicemente nel fiume della Vita. Chissà che poter immaginare così liberamente non sia il primo atto di una creazione nuova. Quindi grazie a tutti voi che avete scelto di condividere, soprattutto con quelli che come me (ahimè!) non c’erano.
    Un caro saluto a tutti, Paolo.

  10. Grazie Giuliana per le tue dolci e autentiche parole, segno di un cammino che non elide mai la nostra libertà, e dunque anche dopo eventi straordinari come Santa Marinella ci mette davanti alla possibilità di dire nel quotidiano il nostro piccolo “sì”, piccolo ma grandissimo, certo uno spettacolo per gli angeli…

    “A questa libertà ho sacrificato tutto, dice Dio, / Al gusto che ho di essere amato da uomini liberi / Liberamente” dice Peguy (Il mistero dei Santi Innocenti)

    Paolo grazie anche a te. E a costo di correre il rischio di atteggiarmi a chi “ha capito” (sarebbe odioso in quanto niente di più lontano dal vero), mi viene da pensare che comunque sia, il passato (e il futuro) non esiste, e siamo di fronte tutti alla scelte dell’istante presente, se aderire a questo lavoro, questo cammino, oppure no. Sia che siamo stati a Santa Marinella oppure non ci siamo stati. Tutto è continuamente azzerato, perpetuamente “messo a massa” ogni microsecondo (non per dire che si annullino gli eventi, ma è il presente che domina, sempre). Dire sì, accogliere l’impotenza da cui sorge la domanda vera, è la sorgente della fecondità, e allo stesso tempo è una fatica, contro la distrazione, la superficialità, la paura del sacrificio, la tentazione di scorciatoie, la “angosciosa illusione dell’autonomia”, per dirla con il mio Don.

    Un abbraccio caro,
    Marco

  11. Che invidia ragazzi, a leggere l’esperienza di Marco Castellani ! Come si fa a non invidiare chi ha già raggiunto il cielo quando noi sfigati che non siamo andati a Santa Marinella, stiamo qui ancora a rotolarci per terra ? Loro hanno raggiunto il Paradiso, mentre noi, stiamo arrampicandoci ancora sul monte del Purgatorio , con ogni tanto uno scivolone all’indietro, ricadendo dentro il nostro inferno. Scelgo questo sentimento dell’invidia per motivare la mia mancata presenza a Santa Marinella. Più precisamente si è trattato di auto-invidia, ciò di una bocciatura di me stesso, ritenuto incapace di fare propri, cioè di incarnare davvero nella mia vita, tutti quei sentimenti, quelle straordinarie esperienze di fede e spirituali nelle quali pure credo, che pure ho condiviso in questi anni con tante persone che ho sentito vicine e fraterne…ma ancora con un sentimento di estraneità, come come se questo percorso interiore lo avesse compiuto un ALTRO IN ME , non io stesso ! Forse “il Je est un autre” di Rimbaut che ricorda spesso Marco Guzzi…….qualcosa del genere ! Mi sto attrezzando per incontrare questo mio altro in me, forse quando cadrà l’ultima barriera della galleria che ciascuno sta scavando per venirci incontro.
    Se non a Santa Marinella l’anno prossimo, o in qualche altro incontro, ma meglio se in me stesso, vorrei imparare a ringraziare e a perdonare il mio passato inglorioso, per trovare la mia vera gloria, smettendo di invidiare quella degli altri e sperare persino che sarà Dio stesso a scoprire che anch’io sono una sua piccola gloria, della quale magari sorridere.
    Nonostante la mia complessità, o ciò che a me pare tale, vorrei tranquillizzare gli invidiosi che si rispecchiassero con angoscia nelle cose che ho detto, ricordando quanto bene faccia riconoscersi come si è davvero in realtà , nonostante abbiamo spesso a dirci che siamo tutti figli di Dio e plenipotenziari sulla terra del suo potere creativo. Siamo entrambi le cose, ma passo passo, possiamo scegliere sempre da che parte stare ….così anch’io scelgo di stare dalla parte di Marco Castellani e della sua tesi di laurea, con quella sua immagine poetica che mi ha colpito e distrutto ogni moto invidioso perchè la mia verità si è riconosciuta nella sua ….anch’io gravido di una possibile felicità .. che mi scalcia in pancia, come nuova creazione !
    Con l’abbraccio col quale avrei salutato ognuno di voi….se fossi venuto a Santa Marinella .
    Ivano

  12. Ivano, grazie per le tue belle parole, e soprattutto per “tesi di laurea” !!! Troppo buono! Sento già il mio ego che si gonfia come la rana della famosa favola! 😉

    Però, seriamente, non vorrei aver dato una sensazione errata, con il mio resoconto. Io infatti penso che mettere uno spartiacque così “netto” (anche se capisco la natura un po’ argutamente enfatica ed iperbolica del tuo scritto) tra chi è andato e chi no, non sia propriamente una cosa esatta (da come la vedo io, ovviamente). Mi pare infatti che ogni incontro – anche così ricco – sia appena una occasione, ma il Mistero ci prende sempre e continuamente da dove siamo, ogni momento, e ci indica una nuova strada (come il navigatore dell’automobile, ricalcola sempre il percorso). E allora, tutto si riduce a seguire il percorso ricalcolato, che può contemplare momenti di “purgatorio” sia per chi è andato sia per chi è rimasto.

    Avessimo fatto la più grande caXXta un momento prima (e c’è di peggio del NON andare a Santa Marinella, siamo d’accordo), l’importante è guardare il display, adesso! Dunque non serve l’invidia, e se il Mistero ha condotto un poveraccio come me (credetemi), conduce proprio tutti!

    Un abbraccio,
    Marco

  13. “Non importa assolutamente da dove parti, da quale costellazione di situazioni interiori ed esteriori: conta solo questo, che sei comunque lavorabile.” Copio e incollo del tuo, condividendo pienamente anche tutto il resto….Siamo in cammino, IndividualmenteInsieme….
    Per associazione di pensiero, uno di S. Ignazio di Loyola:
    “Non è
    il molto sapere
    che sazia
    e soddisfa
    l’anima,
    ma il sentire
    e gustare
    le cose
    interiormente.”
    Riscoprire oggi che non siamo solo out/carne, ma Spiriti Incarnati, è già un bel punto da cui partire, per ricominciare ogni giorno, sempre cercando….

  14. maria carla dice:

    “L’ importante è guardare il display, adesso”…mi confortano queste parole, danno senso a quei momenti dell’ esistenza che tendi a svalutare perchè vorresti essere da un’ altra parte (a S.Marinella per es.) e invece ti ritrovi ‘inchiodata’ sulla tua croce di sempre, come se non avessi altre possibilità di vita!!!
    Comunque un po’ d’invidia la provi, anche se non “serve”…nello stesso tempo cerchi di non cadere nella fossa della delusione (se non addirittura depressione) per un’ esperienza che avresti voluto fare e non hai potuto fare. Forse è lì che ti chiedi cosa ti stia dando ‘proprio’ quel momento e incominci ad apprezzare ciò che nel presente semplicemente c’è e sta accadendo.
    Aspettando il video, grazie comunque a tutti i partecipanti per averci ‘raccontato’ di S. Marinella,ciao,
    mcarla

  15. Va bene, ricevuto, grazie Marco, ricalcolerò di nuovo il percorso , come sempre ho dovuto fare.

    Mi è sempre difficile entrare in comunicazione con un mezzo telematico, dove tutto quello che spedisci verrà assunto nello stato in cui chi è dall’altra parte, si troverà, senza cioè l’effetto empatico di un volto, di un sospiro, di un movimento del corpo da parte dell’altro, come sarebbe avvenuto se fossi venuto a S. Marinella. Eppure cerco sempre di provarci con tutti i rischi e le paure che mi ritornano…chissà come la prenderanno per quel che scrivo …? Poi mi abbandono sempre alla mia pazzia, sperando in un ritorno rassicurante….ma anche critico, se centrato sul mio reale vissuto.
    Ti ringrazio perciò per la tua risposta che mi offre la possibilità di comprendere meglio qualcosa di profondo che mi sono sempre portato dietro lungo la vita.

    Ricalcoliamo allora il nuovo percorso : sul display vedo che ogni volta che ri-comincio ho con me un pezzetto di fiducia in più che mi fa capace di placare l’ angoscia dolorosa di quel mio vecchio bebè che – non trovando nutriente o accogliente il seno della madre , lo aggredisce con la sua rabbia invidiosa e si dispera.

    “L’invidia nasce al seno” , diceva il mio ex psicanalista , citando Melanie Klein.
    Come è capitato a te col tuo don Giussani , il lavoro di Darsi Pace riattiva anche in me tutti i miei precedenti incontri più significativi , quelli felici e quelli dolorosi.
    Si, Darsi Pace è anche un percorso dove un piccolo bambino angosciato, tentato dalla sfiducia e dalla rabbia, per l’impotenza in cui crede di trovarsi , può ricostruire in sé stesso il seno buono e affidabile che gli mancava.

    Siamo nati la prima volta con i nostri guai, ma Darsi Pace ci mostra ( incredibile ma pare che funzioni davvero… se ci crederci ) che si può rinascere in una forma nuova, più giusta, più soddisfacente, felicemente libera e creativa, basta disporsi nella fede del Figlio, per lasciarsi lavorare e il miracolo avverrà , anzi sta sempre avvenendo, basta accorgersi , accoglierlo… anche se le tue paure resistono e pare non te lo permettano !
    Mi pare che adesso, dopo tutto il lavoro e le tensioni del triennio, riesco a comprendere che è tempo ormai di smettere queste vecchie paure, che sono solo delle parole male-dette , per rivestirmi invece , di parole bene-dette , accoglienti , tenere , rassicuranti, sperimentate e competenti, ma anche di sorrisi di volti e di incontri felici, che mostrino la verità e la potenza di questo nostro lavoro trasformativo. Quando riesco a sentirlo buono e positivo, mi dico, di certo non sono cose mie, brutto come mi penso sempre, per cui non possono che essere di quello Spirito di Vita che ancora tengo sotto controllo, in gabbia dentro di me, quel “prigioniero illustre” a detta di papa Francesco, che per essere forte, libero è pericoloso come un Mandela che riesce a liberare il suo stesso carceriere ! Quanto potere creativo è davvero dentro di noi ! La stessa mia invidia che è una forza distruttiva, può modificare la sua polarità e diventare una energia utilizzabile, positiva , a questo ci credo perché lo provo quando capita qualche giorno buono della mia vita. Ma comincio a pensare che anche tutti i giorni brutti della mia vita, in fondo sono sempre stati giorni buoni se mi hanno portato fino a qui, su questo post , a dire queste cose, a persone che non vedo, non conosco. Qualcosa di potente mi dice che posso fidarmi di tutti loro, di tutti voi ! . Anch’io ci sono nella vita ! Lo sarò a modo mio, come Dio vorrà ! Anche se non sono venuto a Santa Marinella che però …. resta un desiderabile luogo che mi piace pensare quello della Festa di Cana, dove amando anch’io la gioia che è nel vino nuovo, vorrei venire presto a brindare con voi , alla salute di tutti e del mondo intero.

    Invio qui un Grazie a te, Marco Castellani, antico antagonista ciellino , ma non dimenticando l’opera incredibile e creativa di quell’altro Marco che del suo, ci mette le sue giare con l’acqua viva , spillata alla Fonte della Eterna Vita .
    Un abbraccio a tutti .
    ivano

  16. “Invio qui un Grazie a te, Marco Castellani, antico antagonista ciellino …” Grazie Ivano, leggo con molto interesse il tuo lungo e appassionato commento. E imparo, ancora, e capisco che Santa Marinella non si esaurisce nel tre giorni scarsi in cui è avvenuto, ma continua a gemmare idee e fermenti, proprio qui in questo spazio!

    Apro parentesi sull’antagonismo ciellino, perché siamo tra amici e mi sento di aprirmi: è bizzarro perché a me stavano proprio sul.. ehm, io proprio non li sopportavo, i ciellini (parliamo degli anni ’80 del secolo scorso). Per me erano segno di tutto ciò che esisteva di più “reazionario” e “conservatore”, in ultima analisi. Andavo da loro per polemizzare… Fino a che… è iniziata una storia che non mi ha più mollato. E da questa storia riporto un estratto recentissimo, che quando l’ho sentito mi ha fatto quasi sobbalzare sulla sedia, come capirà chi è stato all’Intensivo.

    Cito da don Juliàn Carron, mercoledì sera scorso:

    “Lasciamo aperto questo punto, perché dobbiamo guardarlo in faccia. Perché rimane questo scetticismo? Quando la Maddalena si trova lì a piangere, è solo scetticismo o è che in fondo la dimensione del problema è superiore alle sue capacità di risolverlo? Lo chiamiamo scetticismo, ma in fondo è una IMPOTENZA: ciò che ci piacerebbe non funziona, o non riusciamo a farlo funzionare secondo le nostre immagini.”

    (Appunti di “Scuola di Comunità” del 25.5.16 http://it.clonline.org/la-scuola-di-comunita-di-comunione-e-liberazione/default.asp?id=752)

    Ora magari sorriderete, ma a me sembrava che avesse esattamente ripreso il tema di Santa Marinella. O meglio, sembrava che nella mia vita tutto si allineasse. Qualcuno, sapendo come mi confondo facilmente, come vado appresso a cose inconsistenti (o che non durano) stesse facendo chiarezza, con grande pazienza e bontà, per indicarmi una strada.

    Una.

  17. Anonimo dice:

    Continua a crederlo Marco per te e per tutti , continua a credere e ad affidarti, come devo fare io, perché quando l’ho fatto, consapevole della mia impotenza, ho sempre scoperto che era la scelta migliore e mi sono sentita sostenuta e in pace. Qualunque sia il giudizio degli altri. E’ un invito che sento di rivolgere in primis a me stessa e condividere con voi. Un saluto a tutti.
    Stefania

  18. Antonietta dice:

    Leggo questo bel post (dopo aver visto su Facebook foto e commenti) e anche a me arriva una bella dose di invidia. Ritorna tutti gli anni quando leggo dell’esperienza che avete vissuto a S. Marinella. Tutti gli anni vorrei esserci, ma non è possibile, e allora ritorna il filo tagliente della rabbia, come un’onda, lenta ma distruttiva. La lascio passare e aspetto.
    Poi oggi ho visto i primi due video e subito tutto è passato: perché io con voi c’ero, ci sono, e continuo ad esserci, così come Maria Carla, Ivano e tutti gli altri che non conosco. Nel tempo dilatato dello Spirito ci siamo tutti, fisici e telematici: cambiano i modi e gli spazi, ma resta, credo, l’essenziale.
    Mi piace però tanto l’idea che un giorno possa esserci sul serio una grande Festa di Cana, in cui finalmente ci potremo riconoscere e abbracciare, uno ad uno, pieni di gioia e commozione per la strada fatta insieme.
    Antonietta

  19. Anonimo dice:

    Marco, con la tua sintesi emozionante e perfetta, mi hai fatto rivivere la bellezza di Santa Marinella!
    Grazie! e il mio grazie va anche a Marco, a Paola, a Barbara ( che, da bravo medico, mi ha soccorsa in un momento di disagio!!), ma anche a Chiara ( conduttrice nel mio lavoro di gruppo) e agli amici tutti, perchè ogni anno cresce il desiderio di stare insieme nell’espansione e nella gioiosa reciproca accoglienza!
    A tutti un abbraccio Maria Rosaria

  20. Anonimo dice:

    Santa Marinella come l’Alto del Perdon:
    donde se cruza el cammino del viento con el de las estrellas

  21. Sr. Cecilia dice:

    Grazie Marco. Poche parole…. Vivere la Potenza dell’impotenza! Sperimentata sulla pelle ancor prima della fine dell’intensivo e come te anche io non credo al “caso”. Un abbraccio, Sr. Cecilia

  22. mariapia porta dice:

    Questo post di Marco, secondo me, è una grazia per tutti, sia per i presenti a Santa Marinella, sia per quelli che, come me, non hanno potuto partecipare. In me questa lettura ha riportato fortemente il desiderio di essere creativa in ogni momento della vita, non dimenticando la mia natura divina , non spaventandomi delle cadute , delle sconfitte, anzi trasformandole in atti di abbandono e quindi di fede. Come fa un credente a non credere di poter essere creativo anche nelle situazioni che sembrano più grigie, più prosaiche, in quelle in cui è messa alla prova la sua capacità di comunicare in modo autentico e quindi di amare?
    Un grazie a Marco e a tutti i commentatori, anche perché ha aumentato in me il desiderio di sentire le registrazioni degli incontri di Santa Marinella, non vedo l’ora di trovarmi un tempo calmo e disteso per questo. Che bello poter essere anche telematici.?
    Siamo alla vigilia delle vacanze , avrò più tempo libero,mi propongo davvero di riascoltare le lezioni dell’anno e di metterne gli insegnamenti a confronto con tutte le situazioni di vita che mi si presenteranno, perché ogni giorno è un giorno di vita e non va sprecato, neanche nelle paure paralizzanti e nei rincrescimenti.
    Il riascolto immette sempre di più le parole nelle vita che è sempre nuova, e quindi anche le parole già ascoltate ridiventano nuove! E’ già 12 anni che ascolto il nostro Marco G. ma, se sono attenta e concentrata, è sempre come se parole fresche di rugiada entrassero dentro di me. Mariapia

  23. Cristina dice:

    Caro Marco, cari compagni di viaggio, grazie per le vostre bellissime testimonianze e risonanze profonde di anime in cammino.
    Io sono otto anni che seguo darsi pace e l’ incontro di S.Marinella é sempre stata per me una grande opportunità di crescita e di portare un po’ di ordine nel mio tessuto emotivo, che a volte è un po’ confuso e disordinato.
    Marco ci dice sempre che per non lasciare il lavoro intrapreso, per non lasciare che il senso di inadeguatezza e rinuncia prendano il sopravvento, é fondamentale rilanciare il lavoro interiore con gusto e disciplina.
    All ‘ inizio il termine gusto mi sembrava assurdo. Mi dicevo : ” ma come posso provare gusto a tornare spesso su ciò che non amo di me, sulle mie rabbie e paure, su ciò che mi che mi fa star male e mi intristisce! Ora lascio tutto e faccio cose più gratificanti e creative! ” Questo era il dialogo dell” ego ,quel tiranno che non vuole la nostra libertà e reale creatività perché non vuole perdere il suo potere. Ho sentito dentro di me un’altra voce che mi diceva :” Cristina non lasciare, ascolta me ,se abbandoni il prezioso cammino di conoscenza di te , la tua vita sarebbe in serio pericolo”. Questa voce soave e buona mi ha salvata e mi ha resa una ” guerriera coraggiosa” invece di una bambina piagnucolante ! Ho incominciato a praticare tutti i giorni la meditazione , la lettura dei testi del giorno, la contemplazione riscontrando gli effetti positivi e reali nel mio rapporto con me stessa e con il mondo. Provando di conseguenza più gusto!

    Ho compreso anche quanto fossero importanti gli esercizi e le condivisioni con gli altri, ho imparato piano piano a non vergognarmi piu a confessare le mie debolezze e paure , ma anzi ho incominciato a sentire uno strano gusto nel lasciarmi andare alla mia fragilità ed impotenza .E non per masochismo ma perché verificavo il graduale dissolversi di antiche paure e contrazioni. É un lavoro da fare quotidianamente e la forza ed il coraggio li troviamo nel desiderio che sgorga dal cuore , di dare un senso profondo e creativo alle nostre vite. Sperimentare , come abbiamo fatto nell ‘esercizio svolto a S.Marinella che possiamo rimanere nello stato della nostra impotenza umana a risolvere dei problemi pratici, e che in questo riconoscimento e umile abbandono ,possiamo chiedere ad una Forza benefica più
    grande di noi, di aiutarci. All ‘ inizio la richiesta é timida e timorosa perchè in fondo ci sembra folle o non ci riteniamo degni di far scomodare Dio per le nostre questioni di ordine quotidiano, magari anche non troppo gravi ma che a noi fanno stare molto male.
    Dei piccoli miracoli nella mia vita io li ho sperimentati nella mia quotidianità grazie all ‘ esercizio a 9 punti che finisce appunto con la richiesta : ” Signore salvami”.
    So che per chi ha difficoltà a credere che la nostra Sorgente Creativa sia un Padre misericordioso e presente ,non sia facile fare questo salto nella dimensione della fede, ma se può servire a qualcosa la mia modesta testimonianza, vi consiglio di condividere con altre persone i vostri dubbi ed ascoltare le testimonianze di chi ,come dice Marco, con la volontà ed il coraggio di un guerriero decide di non arrendersi ad un destino finito ,piccolo e determinato da paure e limitazioni, ma ogni giorno decide di intraprendere il Santo viaggio.
    Ecco perché sono belle queste occasioni di incontro e condivisione in cui ci si sente liberi di esprimere senza vergogna le proprie difficoltà e dubbi ma anche,senza false modestie fare dono di una testimonianza di realizzazione positiva della propria vita, grazie al lavoro interiore
    Abbiamo tanto bisogno del lavoro personale ma tanto bisogno anche di aprirci a dei dialoghi e a delle condivisioni da cuore a cuore per ritrovare il gusto e la speranza che ognuno di noi può farcela a rinascere e ricreare la propria vita .
    Finisco con le parole di Victor Frankl :” Cos’è l’ uomo? É un essere che decide sempre ciò che è ”
    Caro Marco grazie della tua preziosa testimonianza e mi sento onorata di aver condiviso l’esercizio con te a S. Marinella.
    Un abbraccio a tutti e grazie
    Cristina

  24. Cristina dice:

    Scusate rileggendo quello che ho scritto mi sono resa conto di una imperfezione che ho scritto.,L’esercizio a 9 punti finisce con il mettersi in un ascolto pacifato e fiducioso che una Parola bene-detta seguirà alla mia richiesta di aiuto in quella specifica situazione da cui parte l ‘esercizio. Anche se ci sembra di non ricevere nessuna risposta subito ,perché magari le nostre resistenze sono forti, sciogliendo piano piano le contrazioni emotive e riprovando a metterci in un ascolto più ” decontratto” e fiducioso, la risposta arriva ed entriamo nella dimensione del dialogo con la Sorgente dell ‘Essere, del nostro Essere e della vita. Magari non è immediato questo dialogo ,ma persistendo con pazienza e speranza , un giorno qualcosa di inedito accade

  25. Cara Cristina,

    leggo con molto piacere questo tuo esteso commento, e imparo altre cose, e ricordo cose che mi fa bene riprendere, come la costanza del percorso, preziosissima. Ed è curioso, ma quello che scrivi si riconnette a quanto mi dicevi nella conversazione a valle dell’esercizio di Santa Marinella, facendo ulteriore luce sulla paura e le sue strategie, sulle possibili esitazioni nel lavoro, e dunque dando altro conforto. E’ proprio vedendo come si muove una persona che prende sul serio questo lavoro, come ho visto nel tuo caso e di altri “formatori” (specialmente, una grande attenzione alla persona singola e alle sue specifiche istanze, attenzione di cui ho beneficiato personalmente, e una bella capacità di “aprire” la propria intera umanità, non nascondendosi dietro alcun profilo di “efficienza”) che sono confortato ad “affondare” di più in questo lavoro. Perché vedo, tocco con mano, quanto può essere utile.

    Grazie di cuore,
    Marco

  26. Cristina dice:

    Grazie a te Marco per le tue belle parole!
    Si questo lavoro può veramente salvare e trasformare le nostre vite. Sarò sempre grata al Signore ed a Marco di avermi dato la possibilitá di salvare la mia !
    Decidiamoci ogni giorno di rimetterci in cammino con coraggio e speranza e direi anche con un nuovo slancio datoci dalla consapevolezza che un mondo migliore può essere creato anche grazie a noi, Esseri di Luce rigenerati nell ‘amore e dall ‘amore del Padre!
    Ti abbraccio
    Cristina

Lascia un commento