Il teatro e l’opera del Nascente

Commenti

  1. Claudia Vignati dice

    Caro Luca, che densità hanno i tuoi post e mi colpisce sempre la tua intellettualità che si declina incarnandosi.
    Sprazzi wagneriani-nicciani appaiono semplificati anche nella musica “impegnata” di Battiato(che addirittura cantava un Lied wagneriano adattato(banalizzato, ma anche semplificato per poterlo far penetrare ai più?) e nella letteratura contemporanea (inevitabilmente limitata all’iperfocalizzazione autobiografica o anche suggestiva ed efficace in certe sue asserzioni?) tipo “Le lacrime d Nietzsche”…..
    L’ultima volta(la prima fu un rapido passaggio turistico durante una tournée in Germania, da ragazzina) andai a Bayreuth per frequentare il “Jugendfestspieltreffen”. Era 35 anni fa, tu certo non eri ancora nato, altrettanto certamente io ero- e in gran parte sono ancora- molto più confusa ed ignorante rispetto a te ora!
    Comunque ebbi l’opportunità di assistere a tutti i titoli in programma, pur facendo la cantante lirica avevo assistito a pochissime opere fino ad allora (per mancanza di opportunità e di mia selettività) ed ora improvvisamente facevo una scorpacciata delle produzioni più difficili da fruire in assoluto……rimasi sconvolta, incantata, ammirata ed ebbi un episodio tale di stato alterato di coscienza(che magari ti dirò a voce) che addirittura mi spaventai.
    Ammirai anche il modo in cui vedevo fare musica al corso, era quello che io avevo sempre sentito e desiderato:integrale, non scisso dal resto della vita, per nulla vanitoso e per nulla competitivo, il piacere puro della dedizione musicale concentrata……..tanto diverso dall’ambiente “perugino” in cui mi ero mossa e da cui non avrei potuto discostarmi molto neppure in seguito, per scelte di vita affettiva che limitavano le mie scelte “professionali/formative”.
    Poi ho cantato Wagner, ma senza mai più quelle emozioni di integrità provate a Bayreuth.
    Quello che tu osservi di Bayreuth credo sia parte dell’attuale situazione “artistica” globalizzata, di cui il Covid sta sottolineando in qualche modo le mostruosità raggiunte, per il predominio del “consumo di spettacoli”……ora si crea “il vuoto”…….ma precedentemente c’era il troppo-pieno,troppo-dissacrante-ignorante-straziante-superficiale-turistico…..
    In fondo anche riguardo alla IX di Beethoven e al testo di Schiller, sembra ancora in realtà “futuro” che i più non intendono.
    Concordo completamente sul ri-equilibrio che DarsiPace,e principalente Marco, ci dona come binario per non sciupare la nostra vita e per sentire sempre meglio il nostro “esser parte”(non semplicemente “appartenere”) della Creazione/di Dio/ dell’energia positiva universale.
    Grazie tanto caro Luca, ti auguro di poter assaggiare il “futuro” luminoso che i grandi del passato vedevano e che oggi è invece ancora offuscato dal peccato della scissione(purtroppo, al contrario, abbiamo chiaramente visto il palesarsi di vecchie visioni negative, tipo “1984”, lo “cantai”, musicato e diretto da Lorin Mazel, pochi anni fa).

  2. Walter Mutton dice

    Ciao Luca, ho letto con molto interesse e ammirazione… Continua bene…
    Faccio il tifo per te…
    Walter

  3. Scusate ma non posso fare a meno di stupirmi del fatto che in un simile discorso non si faccia riferimento al contesto storico che ha stravolto completamente la carica poetico iniziatica cristica portando a nefaste conseguenze etico politiche l’intera europa penso al nazionalismo tedesco di cui Wagner fu uno dei campioni e al nichilismo contemporaneo di cui Nietzsche e’ uno dei fautori. Derivare acriticamente ideali poetico rivoluzionari senza una seria analisi critica di quella cultura e dei guasti che ha provocato mi sembra rischioso, lo dico consapevole perche del fatto che ancora non ho fatto del tutto i conti con il nichilsmo e l’ateismo che ha segnato dolorosamente la mia storia personale. Certo l’articolo è molto personale capisco tutto abbiamo avuto tutti le nostre infatuzioni, scusa Luca non ti nascondo una certa mia personale insofferenza per la musica wagneriana e tutto cio che mi evoca Bayreuth pur riconoscendone la grandezza musicale. Chiudo citando una battuta di Woody Allen in un suo film “quando sento la musica di Wangner sento l’impulso di invadere la Polonia”. Con simpatia

  4. Luca Cimichella dice

    Caro Giorgio, a parte la battuta di Woody Allen un po’ troppo di bassa lega rientrare in una argomentazione seria, posso comprendere le tue preoccupazioni, anzi, le conosco molto bene. Se leggi attentamente il mio testo parlo infatti di quali conseguenze non proprio benefiche stesse avendo su di me il pensiero di Nietzsche o la stessa fede wagneriana vissuta in modo rigido e fondamentalistico. Sono molti anni che, assieme a questi due autori, indago molto a fondo la tragica storia del Novecento e della Germania in particolare.

    Le ombre non casuali che queste due figure titaniche si sono portate dietro nello scorso secolo (omrbe che ho vissuto e che continuo ad avvertire ancora adesso in me), a mio parere andrebbero ascoltate bene invece che essere ulteriormente rimosse e rifuggite, giacché racchiudono un nucleo di grande potenza e verità che chiede solamente di essere guarito dalla sua distorsione intima. In altre parole, le ombre di Wagner e di Nietzsche sono le ombre dell’Occidente stesso: esse costituiscono il Rischio necessario e inevitabile che la nostra civiltà deve attraversare – portando in luce i suoi nodi reconditi uno per uno – per poter passare di umanità e inaugurare una nuova età del mondo.
    Indubbiamente si tratta di ciò quando parliamo anche del più grave pericolo potenzialmente insito in visioni assai complesse e radicali come queste. Purtroppo, personaggi come appunto Woody Allen o altri ci illudono che con un po’ di ironia e moralismo post-moderno si possa davvero essere estranei, e quindi legittimati a rimuovere i fatti più oscuri della nostra storia.
    Invece io credo che sia proprio in questi Inferi inauditi del XIX e XX secolo che si celi ciò che l’umanità attualmente ha da comprendere e risanare per affrontare le sfide estreme del futuro.

    L’Apocalisse è cioè una cosa seria, molto pericolosa ma anche l’unica via in grado di offrire credibilità e salvezza alla storia. Ad un esame attento, mi pare anzi che a produrre le peggiori catastrofi siano state proprio quelle ideologie illuministico-progressiste, che hanno sistematicamente rimosso l’abisso imponderabile del male dall’orizzonte umano. E’ qui che si deve insistere, e smettere di ritrarci impauriti di fronte a ciò che confuta la nostra concezione del mondo fatta su misura. L’avvenire a cui andiamo incontro, in cui già siamo immersi, richiede uno sguardo aquilino pressoché irresistibile sui paradossi cruciali della storia antropologica, come ad esempio il convivere della reale Grandezza salvifica insieme al pericolo mortale nello stesso luogo spirituale.

    Un saluto, Luca. –

  5. Caro Luca, ho letto (Devo ammettere con qualche difficolta’) il tuo scritto e quello che mi sento di dire in maniera fraterna e’ che a me sembra che ogni nostra azione o pensiero dualistico, anche il piu’ nobile, e’ solamente in altro modo per sfuggire alla realta’. L’ego cerca sempre continue protezioni o solide basi dove appoggiarsi per proiettare continuamente un’idea di se’ separato dal Tutto (sic!). Bisogna perdersi per bene prima di sentire il profondo bisogno di tornare a casa! Buon viaggio. Un abbraccio, Federico

  6. giancarlo salvoldi dice

    Caro Luca,
    alle tue riflessioni: “lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore” ( esulta, ex sultat, salta di gioia).
    E oggi, festa dell’Ascensione, rendo grazie al Creatore e alle sue meravigliose creature, che, pensando ed amando, credono e si convertono.
    E lo possono fare, come dici bene, a livello personale senza ritirarsi impaurite di fronte a ciò che confuta la nostra visione del mondo fatta su misura, e a livello culturale-politico liberandosi dalle ideologie illuministico-progressiste “che hanno rimosso l’abisso imponderabile del male dall’orizzonte umano” ( e hanno rimosso perfino i nomi di “morte e morti” con gli eufemismi delle cronache sul coronavirus che invece di “morire” dicono “mancare”, invece di “morti” dicono “deceduti” o “vittime”).

    “Mors et vita duello conflixere mirando” in Nietzsche ed in Wagner in modo tragico e con le inconsapevolezze del loro tempo.
    Nel tempo presente noi abbiamo la Grazia di nuovi squarci di luce che lo Spirito ci dona attraverso alcuni di noi.
    Perciò vediamo che “l’opera d’arte deve scendere dal palcoscenico e calarsi cristologicamente nella vita degli umani fin nelle pieghe più sottili”.
    E’ una via di salvezza per gli esseri umani e per il mondo, cui servono cultura ed economia e politica nuove.

    Confidiamo gioiosamente nella vicina Pentecoste, che auspico buona per tutti noi.
    GianCarlo

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