Archivi per2008

Angelus Novus


La fine di un anno, e l’inizio di un anno nuovo, inevitabilmente ci mettono in un rapporto un po’ più diretto e personale con la Storia. Tanto quella personale quanto quella collettiva del tempo in cui viviamo. Ci interrogano sul senso di questo scorrere del tempo, insieme ciclicamente e linearmente, di anno in anno. A me personalmente Capodanno ha sempre richiamato le parole di Isaia 21,11: «Sentinella, quanto resta della notte?».

Ogni 31 dicembre mi trovo infatti a chiedermi che cosa posso davvero sperare per l’anno futuro. Un lavoro migliore? Un reddito più alto? Meno preoccupazioni familiari? Certo, tutto questo. Ma non solo…
Ecco perché ho scelto di condividere con voi questi due brevi e bellissimi testi di Walter Benjamin, tratti dalle sue tesi Sul Concetto di Storia, che mi danno ancora molto da pensare. Un caro augurio a tutti!

 

«Il passato reca con sé un indice segreto che lo rinvia alla redenzione. Non sfiora forse anche noi un soffio dell’aria che spirava attorno a quelli prima di noi? Non c’è, nelle voci cui prestiamo ascolto, un’eco di voci ora mute? … Se è così, allora esiste un appuntamento misterioso tra le generazioni che sono state e la nostra. Allora noi siamo stati attesi sulla terra. Allora a noi, come ad ogni generazione che fu prima di noi, è stata consegnata una ‘debole’ forza messianica, a cui il passato ha diritto

Dalle tesi Sul concetto di Storia, Einaudi, 1997, p. 23

«C’è un quadro di Klee che si intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi, egli vorrebbe trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte ch’egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo sospinge irresistibilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui nel cielo. Ciò che chiamiamo il progresso è questa tempesta.»

dalle tesi Sul concetto di Storia, Einaudi, 1997, pp. 35-7


L’abbraccio infinito

 


Credo che al di là di ogni parola, pensiero o tentativo mentale di
capire le cose
ciò di cui abbiamo davvero bisogno, per intraprendere la nuova strada,
è un immenso e profondo abbraccio in cui sentirci uniti e unici.

Solo questo calore può far nascere una nuova azione, frutto del
pensiero libero.
Il contatto continuo con l’altro ci avvolge, ci sostiene e ci
spingerà a diventare ciò che realmente siamo LIBERI e INFINITI.


 

Bach, il divino come amore umano



La prima volta che andai ad un concerto di musica classica avevo circa 10 anni.
Zecchi dirigeva all’Auditorium di via della Conciliazione a Roma il Primo Concerto Brandeburghese di Bach.
Ne fui talmente colpito e commosso che mia zia mi comprò subito il disco.
Da quel giorno avrò ascoltato quel disco molte migliaia di volte, per anni.
Fino in pratica a distruggerlo.

 

Ho sempre percepito con sicurezza che Bach avesse un accesso privilegiato al Cielo.
La sua musica sembra riprodurre con una dolcezza senza paragoni armonie supreme, altissime, eppure così vicine al nostro cuore umano.
E’ una perfetta visione.

Bach mi pare che non faccia che parlare di un Dio terribilmente umano, divinamente umano.
Perciò ho pensato di offrirvi per Natale l’ascolto del Concerto per Due Violini in Re minore BWV 1043:

il Primo Movimento è eseguito da un’orchestra di persone di tutto il mondo e di tutte le età, guidate da Roberta Guaspari, come se l’Essere Umano nella sua misteriosa unità e varietà partecipasse di una Nascita che tutti ci sorpassa, ci compie, e ci trasfigura.

 

Il Secondo Movimento è eseguito da Heifetz, uno dei maggiori violinisti del XX secolo, insieme al suo allievo prediletto Erich Friedman: un esempio struggente di rapporto maestro-allievo, di trasmissione attraverso l’amore di una sapienza che è amore.

Il Terzo Movimento è eseguito da un altro dei massimi violinisti del secolo scorso, Isaac Stern, insieme a Mintz.


La sacra rappresentazione

 

La sacra rappresentazione

Ciò che non nasce non m’interessa più.

Cade. Sa sacrificarsi.

Il sacrificio dell’asino e del bue

Scalda il presepe.

Io asino, io bue, io stalla

Di letame. Io donna

Ridente, io vecchio Giuseppe, io Mago

Che offro l’Oriente

Ai piedi dell’io bambino.

“Questo presepe è un proiettile, è un film: la sacra

Rappresentazione è la tua vita

Girata in un istante

Tra l’ora delle stelle e il tuo diluvio

Di pianto”.

Sento che vieni in me.

Sento il passo del tuo piede colossale

Varcare la figura planetaria:

Espormi.

E questo pino, davanti alla finestra,

Mi dice che sei tu

Che nutri i suoi aghi come questi

Sogni sempreverdi,

Sempre più nascenti

E veri.

 

 

 

Marco Guzzi, Preparativi alla vita terrena 2002

 

 

Se Gesù non nasce nel mio cuore, per me è venuto invano.

Tutte le figure del presepe si animano e mi rivivono dentro, sanno sacrificarsi per l’io bambino, per edificare l’uomo colossale: un corpo più grande di questa terra e delle sue limitazioni.

Questo presepe personalizzato è un proiettile: uccide tutto ciò che è morto e mi proietta, in una sintesi istantanea, alle estremità dell’universo.

Sento che nasce in me: varcando la figura planetaria, mi espone a dimensioni cosmiche.

La vita nuova irrompe nei sogni sempreverdi, donandomi la stupefacente grazia dell’attimo presente.

 

 

Caravaggio, Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, 1609


L’essenziale e il superfluo


Sono dieci anni che seguo un particolare corso di arti figurative, pittura e scultura, condotto da Elisabetta Di Carlo, psicoterapeuta e pittrice. Ogni lavoro viene introdotto da un preciso tema, simbolico o mitologico, che individua un percorso o un contesto biografico e psicologico, a cui i partecipanti si possono liberamente ispirare, entrando, al contempo, in stretto rapporto col materiale da usare.

Due anni fa il corso era ispirato alle carte dei Tarocchi, e ci è stato chiesto di portare un contributo di riflessione ai nostri lavori, rispondendo a delle domande specifiche. Una di queste domande chiedeva: “nelle teorie che utilizziamo per comprendere la realtà, quanto distinguiamo ciò che è essenziale da ciò che è superfluo?”

Nel rispondere, non ho potuto fare a meno di esprimere l’esperienza maturata, negli ultimi nove anni, durante i gruppi di approfondimento culturale, psicologico e spirituale, condotti da Marco Guzzi.

Spesso, quando osserviamo la realtà o ci confrontiamo con essa, ci troviamo in una posizione ego-centrata, ci identifichiamo, cioè, con quel complesso di esperienze, relazioni, idee, percezioni e immagini, che chiamiamo io, ma che in realtà “Io” non è.

Forse potremmo dire che tutte le teorie che utilizziamo per comprendere la realtà sono dei, più o meno, rozzi tentativi di afferrare ciò che per sua natura è inafferrabile dalla mente egoica.

Penso che, in questo senso, la carta della “Papessa” con la sua imperturbabilità, ma anche con i suoi segni contraddittori (vedi i colori del soprabito, il fatto di chiamarsi Papa al femminile, la mancanza di simmetrie) indichi il bisogno di silenzio, il silenzio da cui, solo, può sgorgare una parola di verità.

Penso che le teorie siano un contributo (a patto che siano avvertite come tali) allo sviluppo, all’affinamento della nostra capacità di descrizione della realtà, e della relazione che intercorre fra me e l’oggetto che osservo.

Questo è l’unico metodo che mi sento di seguire nel tentativo di comprendere ciò che vedo, sento, provo.

Infatti nel momento in cui, preso dal bisogno di fissare l’esperienza, do carattere universale a ciò che ho vissuto in ambito immaginativo, corro il rischio di forzatura del reale, di perdere qualcosa di importante, soprattutto il calore dell’empatia, oppure ciò che non metto chiaramente a fuoco, ma che, mancando, svilirebbe in un semplice dato l’oggetto della mia attenzione.

Già il fatto che io tragga, dalla miriade di sensazioni che colpiscono i miei sensi, un qualcosa che ritengo degno di senso, è frutto di una discriminazione, dovuta anche all’eredità genetica, all’ambiente in cui sono cresciuto o continuo a trovarmi, oppure semplicemente al particolare momento evolutivo in cui mi ritrovo. Questo rende ancora più difficile discernere fra ciò che vi è di essenziale, o di transitorio, nella scelta già solo di ciò che è degno di attenzione.

È solo nella meditazione profonda, ma ripetuta con disciplina e costanza, che posso vagliare le mie esperienze e riconoscere ciò che vi è di autentico o di indotto.

Steiner, nel suo libro “La Filosofia della Libertà” aveva indicato e descritto con accuratezza come noi entriamo in contatto con il mondo, però a volte si è spinto oltre le mie attuali possibilità di comprensione, per cui adotto il criterio di una sospensione del giudizio.

Non smetto di pormi domande sul senso delle cose e della vita, ma riconosco per vero solo ciò che vivo in prima persona, nel cuore e nel pensiero.

A questo proposito, la citazione che Elisabetta ha tratto dalle memorie di Cézanne; “…quando dipingo, respiro la verginità del mondo”, mi ha colpito molto, per la sua bellezza, capacità evocativa e per l’utilizzazione di parole appartenenti a realtà diverse.

Dipingere è un atto volontario di espressione e di descrizione del rapporto fra un io e il mondo che lo circonda.

Respirare è un atto involontario che è in relazione con la vita. È un’espressione del rapporto tra l’io e il mondo, ma più fisica, vitale, diretta. Ma è anche un’immagine dell‘ispirazione artistica (accogliere qualcosa, quasi respirando, dai mondi spirituali).

Queste due parole, così apparentemente distanti, si incontrano nell’indicare un rapporto fra soggetto e oggetto, e Cézanne descrive così il suo rapporto, come un rapporto ispirativo, aeriforme, olfattivo.

Ma cosa respira, lui, del mondo?

 

La sua verginità!

Il mondo che osserva Cézanne è vergine, quindi puro, intatto, non corrotto.

Ma, penso, nell’osservarlo, dipingerlo e respirarlo, lo feconda, gli dà una nuova vita, una vita che sorge dal passaggio attraverso il suo occhio, il suo mondo di pensieri e sentimenti… e la sua mano, tutto il suo corpo.

Sulla base di quanto detto in precedenza, nella risposta al quesito di E., si può parlare di un mondo vergine, nell’osservazione di un artista?

L’ego di un artista è, spesso, ipertrofico, gonfio; come può, così, vedere un mondo puro?

Forse Cézanne ci vuole indicare che quando dipinge, quando è ispirato, non è in uno stato di coscienza “normale”, ma è in reale meditazione.

Solo così può parlare di verginità, perché chi osserva, in quel momento, non è un io ego-centrato, ma l’Io superiore, il Sé spirituale e, per esso, il mondo è sempre vergine, originario, nuovo anche se eterno.

Anche a me, quando suono sotto ispirazione, può accadere, ma, nel mio rapporto con il mondo, scorgo più la presenza dell’elemento acqueo.

Allora, più che respirare, sento di immergermi in un mare di immagini di sentimento incontaminato, prezioso (perché quei momenti sono rari), che ha il potere di liquefarmi, di sciogliermi anche senza perdermi.

Mi sembra di seguire un percorso a metà tra il conosciuto e lo sconosciuto, una storia, un’avventura che l’anima vive e descrive allo stesso momento.


Le stranezze della morte


Mi capita, in modo sempre più netto, di sperimentare una enorme difficoltà nel tentare di parlare con il mondo .
Si può parlare di roma, lazio, inter, juve, milan, oppure Berlusconi, Veltroni, Prodi, oppure clima, figli, lavoro, traffico, vacanze ma se si tenta un argomento più spirituale ecco verificarsi il distacco .
Se fino a quel momento c’era stata una sintonia (magari disturbata) ora la comunicazione si interrompe, sembra quasi di trovarsi al cospetto di esseri aspirituali.

Quando mi sono trovato di fronte alla salma di mia madre, morta in modo inatteso, ho avuto la netta sensazione di osservare un corpo, materia, mezzo, involucro che riveste ciò che lì non era più.Tutti sappiamo bene di essere malati terminali ma, facendo finta di niente, cerchiamo sempre nuovi impegni o passatempo (spessissimo sprecatempo) sino alla 5° età.

Perché parlo di questo? Perché mi piacerebbe conoscere e confrontarmi con il vostro pensiero sulla morte…………

Si dice “l’unica cosa certa per tutti” e a tal proposito vi propongo una riflessione che faccio mia prendendola in prestito .
Immaginate di tornare nella realtà fetale…….siete nell’utero della mamma …….temperatura ottimale…….galleggiando siete nutriti in automatico…e…improvvisamente sentite una voce suadente che dice: “ciao, che fai ancora lì ??? Perché non vieni fuori ??? Qui c’è la luce del sole, il profumo dei fiori, il volto della mamma e le sue coccole, l’aria fresca, dai esci……

E voi no no no io sto bene qui e non mi muovo .

A nulla servono altri mille tentativi di persuasione, solo la natura nella sua perfezione fa si che un feto, lasciando la vita fetale, venga alla luce per iniziare il grande viaggio della vita terrena.
Ecco, così vedo anche la seconda nascita, con una grande differenza però:
nella prima abbiamo a disposizione 9 mesi circa di incoscienza;
nella seconda più o meno anni di vita con una capacità crescente di coscienza.

In questi giorni il papà di Eluana Englaro ha suscitato tante diverse riflessioni sul suo caso, voi cosa ne pensate ?
Ma perché la decisione di papà Englaro ha suscitato tante reazioni ?
Si sono schierati da una parte i difensori della vita umana in tutte le sue espressioni e dall’altra i difensori della libertà di scelta che nella vita permetta anche il pubblico rifiuto della sofferenza .
Pensando ad Eluana c’è da dire che nessuno può con sicurezza dire che la sua vita sia nella sofferenza, intendo provare dolore fisico o altre forme di sofferenza poiché queste sono difficilmente riscontrabili nelle sue condizioni .

Mi domando se sono state battute tutte le possibili vie di comunicazione che probabilmente una persona, pur vivendo uno stato come quello di Eluana, può avere a disposizione per lanciare messaggi comprensibili al nostro basso livello di comunicazione.

Mi domando quanto tempo dovrà ancora passare perché venga riconosciuta la libertà e la sovranità alla scelta che una persona fa del dono più grande che ha ricevuto, la vita.

Mi domando perché dobbiamo assistere ancora a situazioni dove qualcuno decide della vita di altri (mi rendo conto che qui si apre un universo di tematiche alle quali il caso Englaro fa solo da punta dell’iceberg ).

Mi domando infine (ma solo per tagliare) quanto le nostre scelte libere siano condizionate da tutto il vissuto che ha costruito la nostra conoscenza , fatta di esperienze carnali incidenti nella psiche in modo diretto e profondo.
Fare una scelta libera presuppone una completa e corretta informazione quindi una conoscenza basata sulla verità.
Ma cos’è la verità?
Per me è riconoscere la mia ignoranza e non fare di ciò di cui ho fatto esperienza l’unica certezza , domani apprenderò altro scoprendo qualcosa che modificherà la mia verità e così via ……..un lungo cammino .


E’ Tempo di Buon Natale

NAtale

 Trascorro una parte della giornata in treno per andare a lavorare. Mi piace.

Vedo le persone, le ascolto, ci parlo. A volte però sono così stanco che quel brusio e quel contato fisico del salire e scendere mi irrita un pò. Allora ascolto un pò di musica e mi sembra di essere in un film che inizia e quello che vedo e ascolto è la colonna sonora. E’ il mio stato d’animo. Bello.

In questo periodo natalizio il panorama sta cambiando nei modi, nei discorsi e nei colori. Molti si lamentano che "non hanno tempo" … altri cominciano a scambiarsi "auguri di Natale" perchè non sanno se avranno tempo di farlo dopo …

 Curioso. E pensare che sono convinto che il tempo sia una risorsa da liberare piuttosto che da occupae in modo indiscriminato.

Nel dubbio che abbiano ragione loro (ma dovete essere molto convincenti nel farmelo credere ..) vi lascio i miei auguri di Natale….


Buon Natale a chi

libera il suo tempo svuotandosi di cose e persone inutili,

si lamenta di meno e ride di più,

costruisce con fatica una vita bella e buona per sè e per gli altri

cerca prima il piacere, il gusto delle cose e delle persone e poi si preoccupa del dovere fare

 A tutti gli altri, onestamente, non non saprei cosa dire … magari lascio a voi il "piacere" di concludere o integrare questi auguri.

Un’ultima cosa. Ogni anno in questo periodo rileggo con piacere gli "Auguri Scomodi" (che vi invito a cercare in rete .. un minimo di disturbo) di don Tonino Bello.  Mi piace l’ultima frase che ben descrive il periodo che stiamo vivendo e il nostro desiderio più profondo: 

Buon Natale.  Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza

THE NATIONAL – Quando la Musica parla all’anima

foto dei national
Anche io, come Marco, vorrei segnalare una band indie rock (americana in questo caso) che esprime suoni e umori capaci di darci pace. Si tratta dei National.

Le loro influenze principali spaziano da Bruce Springsteen ai Tindersticks e sono caratterizzate da testi densi e malinconici, cantati dalla voce profonda e viscerale di Matt Beringer, che fa letteralmente tremare l’anima. Gli altri membri della band sono insolitamente due coppie di fratelli Aaron e Bryce Dessner, e Scott e Bryan Devendorf. Li ho conosciuti per caso questa estate a New York (il bassista Bryce mi ha affittato la sua piccola casetta di Brooklyn visto che andava in tournee in Italia). E, dopo aver ascoltato il loro cd, ho scoperto che sono molto popolari negli States, e anche qui da noi hanno un piccolo ma convinto gruppo di fan, alcuni dei quali considerano il loro album Boxer il migliore prodotto mondiale del rock nel 2007.

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ma anche:
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Di seguito la recensione osannante pubblicata sul sito www.storiadellamusica.it

The National
Boxer

… e a tutti buon intrattenimento.

 

 


Seconda Meditazione: il mio io è aperto all’infinito

 
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Ora avviamo la nostra seconda meditazione, seguendo i medesimi passi iniziali indicati già nella prima. Qui noi non li ripeteremo con la stessa precisione, ma è necessario riattraversare ogni volta i singoli stadi del processo meditativo, realizzandoli nella loro successione organica. Dobbiamo cioè imparare a distinguere con cura la rappresentazione puramente mentale di questi stati dalla loro realizzazione concreta come progressiva mutazione della nostra forma mentis.

 

 Siete inoltre chiamati ad esercitarvi in modo accurato e al contempo non rigido, a seguire cioè bene le indicazioni, ma poi ad appropriarvene, e cioè a personalizzare l’esperienza, comprendendo sempre meglio quali siano i punti forti, i passaggi determinanti della pratica, quegli stadi appunto da realizzare uno dopo l’altro, e che via via vi saranno comunque segnalati.

  Associamo dunque alla consapevolezza del movimento fisico dell’inspiro l’attitudine interiore del sorridere, e alla consapevolezza del movimento fisico dell’espiro l’attitudine interiore dell’abbandonarci, lasciando che la quiete interiore si espanda progressivamente e attenui la ressa dei pensieri e delle emozioni. Quando l’acqua del lago del nostro cuore si sarà sufficientemente calmata, sosteremo per un po’ nel lasciar emergere ciò che dalle nostre profondità vorrà venire fuori. Quando emergerà qualche cosa, qualunque cosa (un’emozione, un’immagine, un pensiero, un disturbo, un ricordo), la riconosceremo con cura sorridendole benevolmente, e poi la lasceremo andare. Quando non emergerà nessun oggetto interiore, torneremo ad approfondire il sorriso accogliente nell’inspiro, e l’abbandono fiducioso nell’espiro, rendendoli ogni volta più veri e più personali. E’ chiaro che a volte dovremo sostare molto a lungo in questo stadio della meditazione, se avremo a che fare con emozioni o pensieri molto invadenti; altre volte invece potremo rapidamente passare oltre. E’ proprio questa libertà, questo ascolto libero dei moti interni della nostra anima una delle principali acquisizioni che dovremo sviluppare nel nostro lavoro.
  Quando questo duplice movimento sarà stato sufficientemente realizzato, potremo incominciare a sperimentare in tutta la sua bellezza il momento in cui ogni volta riusciamo a lasciare andare uno specifico pensiero o una precisa emozione che emergano automatica-mente in noi. Ogni volta che li abbandoniamo sorridendo sentiamo espandersi dentro di noi un delicatissimo sollievo, e potremo esclamare con tutto il nostro cuore: questo è un momento meraviglioso. Continuiamo però sempre a tornare al nostro esercizio di base: sorridiamo e ci abbandoniamo, e preferibilmente nella piccola pausa che si produce alla fine di ogni espiro, ma anche con grande scioltezza, concediamoci di sentire che questo qui è veramente un momento meraviglioso. Più procediamo nell’abbandonarci interiormente e nell’abbandonare ogni pensiero o emozione o resistenza che emerga in noi, e più riusciamo a scendere nel presente. Sono i nostri pensieri automatici cioè, quelli che non sono io a decidere di pensare, ma che anzi costringono il mio io dentro i loro labirinti e a volte lo violentano, che mi impediscono di sperimentare questo momento qui, questo mio presente in tutta la sua bellezza. Per cui, più riesco a lasciar andare, a non fare miei, a non identificarmi con questi pensieri, più posso uscire nello spazio infinito del presente e goderne. Realizziamo bene perciò che ogni pensiero automatico mi separa, mi aliena, mi allontana dal mio presente e dalla sua pace. In questa fase potremo individuare ogni giorno di più quali forme di resistenza e di "messa a distanza dalla vita" siamo abituati ad utilizzare isolandoci dagli altri e separandoci nelle angustie del nostro io recluso.
  Sorrido dunque, e mi abbandono, sull’onda del respiro, e così sperimento sempre più intensamente che questo qui è veramente un momento meraviglioso. Realizziamo adesso ancora meglio, procedendo nel nostro esercizio, il nesso strettissimo che c’è tra abbandono interiore e godimento della pace, e tra abbandono interiore e discesa nel presente. Più mi abbandono, e più mi sembrerà, in un certo senso, di uscire da me stesso, o di risvegliarmi in uno spazio libero, in cui veramente incomincio a sentire che questo, proprio questo momento qui, è meraviglioso, è completo, lo posso abitare con un senso inusuale di agio, di benessere, e di familiarità. E’ come se stessi finalmente a casa mia.
  Continuiamo sempre a tornare al ritmo respiratorio del sorrido/mi abbandono ogni volta che insorga una qualsiasi forma di distrazione, e poi procediamo nella nostra meditazione realizzando che la bellezza di questo presente, l’intensità della pace che si espande in me, dipende dal fatto che in esso io mi sento libero. Più esco cioè dalle strutture condizionate del mio vecchio io, più fuori-esco nel presente, e più io sono libero, e perciò mi sento davvero felice. Lasciamo che il nostro vero io fuoriesca sempre più integralmente dalle sue prigionie, dagli specchi deformanti dei suoi pensieri automatici, ritornando ogni volta a scioglierne l’apparente perentorietà sorridendo nell’inspiro al loro comparire e abbandonandoli espirando nel loro progressivo svanire. Lasciamoci fuoriuscire nella nostra libertà. E proviamo lenta-mente a realizzare questo pensiero: io sono libero in quanto qui, in questo presente, io sono aperto all’infinito.
  Più ci concederemo di essere liberi in questo presente, abbandonandoci in esso, e sciogliendo via via le diverse resistenze che insorgeranno a trattenerci, e più comprenderemo che la nostra libertà è determinata dal fatto che noi siamo intrinsecamente aperti all’infinito: il mio io, cioè, la mia vera identità, è in se stessa e come tale apertura all’infinito: l’infinito è dentro di me e mi costituisce nella mia identità. Essere un io umano significa proprio questo: essere un soggetto sostanziato di infinito e perciò libero, e realizzare questa verità è davvero meraviglioso.
  Questa progressiva realizzazione della più profonda verità del nostro io ci lascia sperimentare almeno in parte la realtà del mondo dello spirito. Noi percepiamo cioè di essere aperti all’infinito, di non essere determinati dai nostri limiti materiali, ma di trascenderli libera-mente, e cioè appunto che il nostro io vero è uno spirito in un mondo dello Spirito, tutto da sperimentare d’altronde e da comprendere nelle sue leggi che sono poi all’origine anche di tutto ciò che appare nel mondo fisico. In tal senso san Paolo può scrivere: "Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio"(Rm 8,16). Ci rivela cioè chi siamo. E sperimentiamo però in modo sempre più chiaro che la libertà totale, propria dei figli di Dio, verso la quale tutti aneliamo, è possibile solo in quanto ritroviamo
, uscendo dall’illusione di questo mondo e dall’alienazione della nostra mente egoica, la nostra reale identità, la nostra libertà, la nostra assoluta trascendenza nel mondo dello Spirito: "Il Signore è lo Spirito e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà" (2Cor 3,17).
  Questo stadio della nostra meditazione è di grandissima rilevanza, e va perciò approfondito con cura in ogni sessione di pratica e ogni giorno di più, reiterando con serena costanza il breve cammino che ci porta ad incontrarlo: sorrido, mi abbandono: questo è un momento meraviglioso, ed è meraviglioso perché io in esso sono libero, ed essere veramente libero significa essere aperto all’infinito, essere trascendente rispetto al mondo intero, essere uno spirito eterno.
  La fonte dell’infinito è dunque dentro di me, ed in realtà essa mi chiama. Questo mio essere aperto all’infinito, infatti, mi spinge ad essere in un certo modo, è cioè una chiamata ad essere sempre più integralmente umano. Ed è proprio aprendomi alla fonte infinita del mio essere, che è dentro di me, che io posso imparare ad essere ciò che sono, ad essere umano in pienezza, e cioè un essere pienamente libero. Questo essere un essere umano in pienezza, in quanto totalmente aperto alla fonte dell’infinito che è dentro di sé, e perciò libero e trascendente (il mondo), è il mistero stesso del Dio che si fa Uomo, si fa cioè proprio un Io umano, donandoci la propria stessa libertà creativa, è cioè il mistero stesso di Gesù. In comunione spirituale con Gesù l’Infinito Pensiero creatore di Dio si fa Umanità adesso in me. Io mi apro totalmente a questo Evento: la Fonte infinita dell’Essere assume adesso la mia umanità, e mi fa perfetta-mente umano, un io umano perfetta-mente realizzato, mi cristifica cioè e mi salva. Posso dire perciò con crescente verità: Dio è davvero in me: io sono veramente il tempio vivente di Dio (1Cor 3,16), e posso rivolgermi direttamente a lui adesso presente in me: Immanu’El: Signore Gesù! Entriamo così de-liberata-mente nella Nuova Alleanza, nel processo della Ri-Creazione personale e cosmica a partire dal Principio perfettamente incarnato, compenetrato nella nostra umanità.
  Questa fase della nostra meditazione culmina dunque con la realizzazione sempre più concreta della presenza dello Spirito di Dio nel mio spirito, dell’Infinita sapienza creatrice che adesso si fa la mia umanità, il mio vero io, sanandomi e trasformandomi secondo la mia immagine divina originaria, e cioè rendendomi capace di perfetta libertà creativa: "Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi" (Galati 5,1). Realizziamo perciò il mistero centrale della fede cristiana: l’Incarnazione di Dio in Gesù, e lo realizziamo come evento attuale, come principio della mia personalissima nuova umanità che ora si sta configurando. Qui il nostro io entra in relazione col principio vivente della propria rigenerazione, e lo può fare in piena consapevolezza ovviamente solo se ha già ascoltato e creduto nell’annuncio di ciò che in Cristo è stato avviato sulla terra. Qui cioè la pratica meditativa dà conferma alla fede che è già stata accolta. Dal momento in cui ci rivolgeremo al Signore come nostro Signore, in quanto Principio vivente della nostra specifica e attuale trans-figurazione, passeremo nettamente dalla pratica meditativa ad una vera e propria preghiera cristiana, che diventerà sempre più diretta e personale, e nella quale sarà lo Spirito stesso a suggerirci che cosa chiedere o dire in base ai reali bisogni della nostra crescita momento per momento. Noi però per ora ci fermiamo qui.
  E’ molto importante, come abbiamo detto, realizzare reiteratamente gli stadi principali di questo percorso meditativo che vi riassumo perciò schematicamente per vostra comodità:

  1. sorrido (inspiro): apertura, dilatazione interiore, accoglienza/ mi abbandono (espiro): non trattengo, lascio andare;

  2. sorrido/accolgo con simpatia e poi abbandono ogni specifico oggetto di pensiero o emozione che sorga dentro di me;

  3. così scendo nel presente: questo è un momento meraviglioso;

  4. nesso tra abbandono interiore e pacificazione; e nesso tra abbandono ed esperienza del presente;

  5. (realizzo quali resistenze o pensieri automatici mi trattengano dall’abbandonarmi un po’ di più)

  6. questo è un momento meraviglioso perché qui, in esso, io sono libero; e sono libero in quanto io sono aperto all’infinito;

  7. io sono libero in quanto trascendo ogni limitazione spazio-temporale e ogni condizionamento psichico, sono perciò un essere spirituale in un mondo dello Spirito: nesso tra essere uno spirito ed essere libero;

  8. la fonte dell’infinito è in me e adesso si fa umanità in me e mi trans-figura, mi salva: Signore Gesù! Entro in relazione con il Principio vivente della nuova ed eterna Alleanza.

Procediamo con estrema lentezza e accuratezza. Non affrettiamo la realizzazione progressiva degli stadi della nostra meditazione. E’ molto meglio realizzare pienamente i primissimi stadi piuttosto che procedere senza profonda assimilazione. Soffermiamoci perciò su ognuno di essi per il tempo necessario, che a volte potrà essere di giorni, di settimane, o anche di mesi. E poi torniamo ogni volta a perfezionare, a rifinire, a ri-esperimentare, come se fosse sempre la prima volta. Lasciamo che la nostra meditazione proceda in forma organica, sbocci come un fiore.


Bill Viola, quando l’arte diviene cammino dell’anima


Il collegamento con l’artista americano è arrivato improvviso. Durante l’ultimo incontro di Darsi Pace. Marco Guzzi, l’ideatore dei gruppi, aveva disegnato alla lavagna un grafico che descrive il percorso di ogni anima verso la sua liberazione. Aveva diviso lo spazio in due.

 

 

Da una parte un monte, che ognuno di noi sale bruciando i nodi delle sue ferite, delle sue maschere, delle sue difese; dall’altra un cielo, da cui – come dice Ezechiele – scende l’acqua della purificazione, la parola che – liberi dai nostri lacci – finalmente ci rende noi stessi, autentici nel nostro essere profondo. In mezzo a questi due mondi, una linea retta, una soglia dove l’incontro magicamente avviene.
Ho guardato quel grafico per un po’, poi mi sono ricordato: sì, ho già visto questo schema. Era un installazione di Bill Viola alla mostra in corso a Roma nel palazzo delle Esposizioni.

Il racconto che Viola fa, con i suoi incredibili video proiettati in alta definizione su enormi schermi piatti a una velocità oniricamente lenta e fluida, ripeteva a suo modo lo stesso concetto. Un enorme sala buia al centro della quale un grande televisore. Da una parte vediamo un uomo incedere lentamente verso lo spettatore, camminando da molto lontano, fino a raggiungere dopo una decina di minuti il limite dello spazio. Poi vediamo una fiammella che dal basso lambisce i suoi pantaloni e che sale, sale su fino ad avvolgerlo completamente, fino a cancellarlo. Lì per lì pensi che tutto sia finito qui. Soltanto quando fai per andartene ti accorgi che dalla parte opposta dello schermo c’è lo stesso identico personaggio, che fa lo stesso identico percorso, negli stessi identici tempi e all’unisono con l’altro, ma che una volta arrivato alla soglia viene sommerso da una lunga e crescente docca purificatrice. Anche qui una doccia che finisce per dissolvere il personaggio.  Prima il fuoco che annulla le storture del nostro ego, poi l’acqua che ci rigenera nella verità. Lo stesso concetto che avevamo sviluppato nel gruppo.

Consiglio a tutti di visitare la mostra di Viola, per molti critici il più grande artista vivente. Da anni lavora con i pixel come colori di una tavolozza ed è uno dei pochi artisti capaci di trasformare la visione di un’opera d’arte in un’esperienza che confina col sacro. Impossibile non restare turbati, interrogati, chiamati a un pensiero di fronte a video come quelli esposti alla mostra romana. C ‘è l’incontro impossibile tra due amanti che si cercano senza mai toccarsi, divisi da una serie di  veli su cui viene proiettata la loro illusione. C’è un incredibile movimento di punti bianchi nell’oscurità che si trasforma poco alla volta nel sorprendente ingresso di un angelo che scaturisce dalle acque. C’è la fila di persone sconvolte che si consolano a vicenda tra loro e guardano te, spettatore, con lo sgomento di chi è di fronte a  un  cadavere.  Ci sono video carichi di spiritualità che riprendono le meraviglie del Rinascimento italiano, come Pontormo o Piero della Francesca.

C’è qualcuno che vuole condividere le emozioni della mostra? Per chi non è ancora andato, è bene affrettarsi. C’è tempo solo fino al 6 gennaio.

Bill Viola – Visioni Interiori ?Palazzo delle Esposizioni, Roma?Fino al 6 gennaio?Dalle 10 alle 20, venerdì e sabato fino alle 22,30?Lunedì chiuso??www.palazzoesposizioni.it