Archivi per gennaio 2011

Sperando contro ogni speranza.

“La resurrezione dei morti per la vita del mondo che verrà” è il fondamento dell’essere cristiani.  Eppure ognuno, nella vita, sperimenta come questa semplice affermazione – espressa nel Credo dei cristiani e nel  Symbolum Apostolorum  – carnis resurrectionem et vitam aeternam – sia quanto di più lontano dall’esperienza comune, quanto di più distante dalle ragionevoli aspettative umane, da essere scambiata – forse oggi più che ieri –  per bizzarria o superstizione.

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Lampi – U. Galimberti e M. Guzzi in dialogo: Sul nichilismo

Carissime amiche e carissimi amici,

il lungo declino, sordido e tenebroso, di Berlusconi potrebbe essere un buon momento per riflettere con maggiore accuratezza e profondità sulla natura del nichilismo, e cioè dell’epoca che stiamo vivendo, e sulle sue molteplici forme e origini ideali.

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La vicenda di Mosè

In quei giorni, Mosè, cresciuto in età, si recò dai suoi fratelli e notò i lavori pesanti da cui erano oppressi. Vide un Egiziano che colpiva un Ebreo, uno dei suoi fratelli. Voltatosi attorno e visto che non c’era nessuno, colpì a morte l’Egiziano e lo seppellì nella sabbia.

Il giorno dopo, uscì di nuovo e, vedendo due Ebrei che stavano rissando, disse a quello che aveva torto: “Perché percuoti il tuo fratello? ”. Quegli rispose: “Chi ti ha costituito capo e giudice su di noi? Pensi forse di uccidermi, come hai ucciso l’Egiziano? ”.

Allora Mosè ebbe paura e pensò: “Certamente la cosa si è risaputa”. Poi il faraone sentì parlare di questo fatto e cercò di mettere a morte Mosè. Allora Mosè si allontanò dal faraone e si stabilì nel paese di Madian e sedette presso un pozzo. (Es 1,11-15)
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A.A.A Sentinella Cercasi

La sentinella è una “lavoro” particolare, fuori dal comune: permettere agli altri di “salvarsi”.
Una bella responsabilità.
La sentinella incarna il senso di “precarietà” della vita.
Come non dedicare film, libri, poesie o post nei blog?

E infatti molti post di questo blog (a partire dagli ultimi) propongono alcune sentinelle del nostro tempo.

Mi sono domandato quali caratteristiche ha la sentinella. Ne cito alcune.

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La divina semplicità

Una magnifica semplicità pervade la raccolta di poesie intitolata La pioggia d’estate, di Yves Bonnefoy (1923). Gli elementi chiave di questa silloge sono l’acqua (di fonte oppure di pioggia), l’erba, il vento, i sentieri, le piante, l’oro; e poi, mescolati alle sostanze naturali, la fame e sete di vita, il turbamento, la speranza, la gioia e un eros umilmente cosmico.

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Sorelle parole

Vorrei dedicare questo testo alle numerose suore, ai sacerdoti e ai religiosi che partecipano ai nostri gruppi o che, comunque, sono vicini al lavoro di “Darsi Pace”.

La poesia è brevissima e parla di parole ruotanti, come sufi dervishi, come suore danzanti, fresche e ridenti.
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Come gabbiani

Ho riletto recentemente il libro di Richard Bach “Il gabbiano Jonathan Livingston”, e mi sono divertita, con serietà, a interpretarlo metaforicamente, identificando Marco Guzzi con Jonathan, lo Stormo Buonappetito con la nostra umanità quando è in preda alla propria egoica cieca e feroce medietà.  [Continua a leggere…]

Chiara: una ricerca di integrità

Lavorare alla propria integrità, per diventare TUTT’UNA, senza falsità, senza sbafature, vuol dire per Chiara, come per tutti noi, imparare a osservare sempre meglio le ferite interiori, le divaricazioni, le parti scisse della propria personalità.

E decidere da quale parte stare, con quale stato dell’io identificarsi.
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Epifania – Cosa è il Dono.

L’Epifania è la festa del Dono. Udito il re essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. (Mt.2,10)

Ma cosa è il dono ? Cosa significa donare ?

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Né moralismo né vittimismo Ecco il decalogo del vero perdono

Come può un sopravvissuto dell’Olocausto perdonare il suo aguzzino nazista? Cosa può perdonare un contadino indù che ha visto la sua famiglia sterminata dalla furia dei musulmani pachistani negli anni Cinquanta? O un monaco buddista tibetano torturato per anni dalla repressione cinese? Sono storie estreme, raccolte con un accurato lavoro sul campo, da cui parte la riflessione di Perdonare, il bel libro di Eileen Borris- Dunchunstang che mi ha regalato il mio amico Fabrizio. Storie al limite, dove il male si presenta nella sua forma assoluta, inconcepibile per noi rintanati dentro discreti recinti di civiltà. Storie, però, che permettono a questa acuta psicologa americana di tracciare una mappa universale dell’anima umana di fronte all’ingiustizia. Anche quando il torto assume aspetti molto meno distruttivi di quelli spalancati dalla grande Storia:  il tradimento del coniuge, il voltafaccia di un amico, il dispetto di un collega, la persecuzione del burocrate, il ritardo della giustizia. O, forse il caso più difficile da superare, il nostro errore del passato, la colpa che prende dimora dentro di noi, senza mai darci tregua.

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